Mercoledì 4 novembre 2026, presso il Sacrario del cimitero di Borgo San Dalmazzo, si sono svolte le celebrazioni per la Festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. Alla cerimonia hanno preso parte la Giunta comunale e una rappresentanza del Consiglio comunale di Borgo San Dalmazzo, insieme alle autorità civili, militari e religiose e alle associazioni del territorio. Presente inoltre il primo cittadino di Aisone, Pietro Trocello.
La commemorazione si è aperta con un minuto di silenzio in ricordo dei militari italiani caduti in Bosnia, ai quali il Paese aveva tributato l’ultimo saluto il giorno precedente. Il loro ricordo si è unito a quello di tutti i caduti che, nel corso della storia, hanno servito l’Italia fino all’estremo sacrificio.
Dopo l’ascolto dell’Inno d’Italia, sulle note del “silenzio d’ordinanza”, si è proceduto alla deposizione della corona d’alloro. Alla sindaca Roberta Robbione il compito di guidare l'orazione commemorativa.
Sono seguiti i saluti: del Maggiore Rossi, Comandante della Compagnia Carabinieri; di Claudio Pepino, capogruppo degli Alpini di Borgo San Dalmazzo; della dirigente scolastica Ilaria Giavelli. La cerimonia si è conclusa con la preghiera e la benedizione officiata da don Mariano.
A seguire pubblichiamo l’intervento ufficiale della sindaca di Borgo San Dalmazzo, Roberta Robbione.
IV NOVEMBRE 2026 - GIORNATA DELL'UNITA' NAZIONALE E DELLE FORZE ARMATE
Autorità civili, militari e religiose,
Associazioni Combattentistiche e d'Arma, Associazioni di categoria e di volontariato,
Dirigente Scolastica,
cittadine e cittadini,
la storia della Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate affonda le sue radici nella tragedia e nell'epilogo della Prima Guerra Mondiale, l'evento che più di ogni altro ha segnato l'identità e i confini dell'Italia contemporanea.
La data scelta non è casuale: il 4 novembre 1918 entrò in vigore l'Armistizio di Villa Giusti (firmato a Padova il 3 novembre), siglato tra l'Impero austro-ungarico e l'Italia.
Con la resa dell'Austria-Ungheria, si concluse formalmente il conflitto per il nostro Paese.
L'Italia portava a compimento il disegno risorgimentale, annettendo i territori di Trento e Trieste e riunendo sotto un'unica bandiera i confini geografici nazionali.
Quel giorno finiva una strage di giovani vite spezzate che oggi portiamo nel cuore e ricordiamo.
Tre anni dopo, il 4 novembre 1921, questo Paese fece una cosa di una intelligenza morale straordinaria: scelse di celebrare un ragazzo senza nome. Il Milite Ignoto.
Maria Bergamas, una madre di Gradisca che aveva perso il figlio Antonio disperso in guerra, dovette scegliere tra undici bare anonime. Ne scelse una e disse: è mio figlio. Quel treno che da Aquileia arrivò a Roma, con la gente lungo i binari, ci parla di quanto le guerre abbiano portato e portino dolore. Lo Stato decise allora di dare dignità a quegli ignoti caduti attraverso un simbolo che li rappresentasse tutti, offrendo loro una sepoltura ideale.
Come dice ogni anno il Presidente Mattarella, è passata da festa della vittoria a festa della Costituzione. L'articolo 11 dice: "L'Italia ripudia la guerra". Non la celebra. La ripudia. E affida alle sue Forze Armate un compito oggi ancora più difficile che fare la guerra: costruire la pace.
Oggi i nostri militari non vanno più all'assalto del Piave. Vanno in Libano a interporre il loro corpo tra due villaggi che vogliono spararsi. Vanno nei Baltici a dire che un confine non si sposta con i carri armati. Vanno a Lampedusa a tirare su dal mare persone che non hanno più niente. Sono, come li definisce la Repubblica, forze di pace.
Oggi i militari operano in contesti complessi sotto l'egida di grandi organizzazioni internazionali come l'ONU, la NATO e l'Unione Europea. Le loro attività spaziano su diversi livelli, mantenimento della pace (Peacekeeping) in aree di crisi per separare le fazioni in lotta, protezione delle popolazioni civili inermi, aiuto a rimettere in piedi le istituzioni democratiche.
Le nostre forze armate portano assistenza umanitaria e sanitaria, intervengono tempestivamente in caso di catastrofi naturali o crisi umanitarie globali con ospedali da campo, reparti di ingegneria e ponti aerei.
Svolgono dunque un servizio importante.
E questa idea di alto servizio, a Borgo San Dalmazzo, ha un volto preciso, anzi ha tanti volti.
Ed è a Voi che oggi voglio dire grazie a nome di tutta la Città, uno per uno.
Carabinieri della nostra Stazione di Borgo San Dalmazzo
Voi siete la prossimità. Siete coloro che la gente chiama quando ha paura. Siete coloro che di notte entrano in una casa dove una donna ha chiamato perché subisce violenza. Siete coloro che spiegano ai nostri anziani come non farsi truffare. Siete coloro che fermano lo spaccio davanti alle nostre scuole. Non fate notizia, fate sicurezza quotidiana. E senza sicurezza quotidiana, non c'è libertà.
Guardia di Finanza
Qui presidiate un confine impegnativo, quello della montagna. Ci insegnate che evadere, che sfruttare, che aggirare la legge non è furbizia, è rubare alla comunità. Voi difendete l'idea che l'economia deve essere pulita per essere forte. Grazie a chi, dismesso il ruolo attivo, continua il suo servizio a favore di questa comunità per portare messaggi di pace, per accompagnare l’ingresso dei bimbi a scuola e in vari altri appuntamenti cittadini.
Vigili del Fuoco
Voi siete il coraggio immediato, entrate laddove tutti quanti escono per fuggire dal pericolo. Salvate senza chiedere nulla in cambio. Siete parte del nostro progetto di riqualificazione della ex caserma Mario Fiore e state mettendo profonde radici nella nostra Città.
Alpini
A quelli in servizio al secondo battaglione, ai nostri cari Alpini dell'ANA di Borgo San Dalmazzo.
Voi siete la memoria delle genti di questa valle. Voi siete la dimostrazione che Alpino è un modo di stare al mondo: non lasciare indietro nessuno. E siete l'esempio che la Patria non è retorica, è esserci sempre nel momento del bisogno e della vita di comunità.
Polizia Penitenziaria
Voi fate il lavoro più difficile e più invisibile di tutti. Lavorate nel carcere di Cuneo, a pochi chilometri da qui, il vostro lavoro è tenere insieme due cose difficilissime: la sicurezza e l'umanità. La certezza della pena e la possibilità del recupero. Da pensionati, siete sempre presenti nella gestione delle iniziative cittadini, amati nonni vigili, sempre presenti a ogni evento.
Polizia di Stato
Voi rappresentate lo Stato che arriva veloce quando serve, ma che sa anche prevenire. un tempo in cui la paura viene soffiata ogni giorno, voi siete il presidio di razionalità e di Stato di diritto.
Rivolgo un sincero ringraziamento a tutte le associazioni d’arma, alla Croce Rossa e alla Protezione Civile, che ogni giorno testimoniano il valore del servizio alla comunità.
In ultimo, ringrazio per vicinanza la Polizia Municipale, la componente più vicina alla cittadinanza e parte integrante del sistema locale di protezione e ordine pubblico, sempre presente al servizio dei cittadini, del territorio e della amministrazione comunale.
L'Unità Nazionale si fa ogni mattina quando ognuno di Voi mette la divisa, anche quella del volontario, e decide che la nostra sicurezza vale più della propria comodità o indifferenza.
Il modo migliore per onorare quel Milite Ignoto senza nome che riposa al Vittoriano non è solo mettere una corona.
È comportarci da cittadini e cittadine degni del suo sacrificio. Rispettare le regole, rispettare gli altri, non girarsi dall'altra parte, servire lo stato e la comunità in cui ci si trova a vivere.
Dunque, celebrare il IV novembre oggi significa commemorare chi ha sacrificato la propria vita nel passato per l'unità del Paese e tributare, al contempo, la nostra gratitudine a chi opera oggi per difendere i diritti umani, la democrazia e la pace internazionale, rafforzare la sicurezza e promuovere la coesione dei nostri territori.
Per questo, a nome della Città di Borgo San Dalmazzo vi rivolgo il mio grande grazie.
Viva le Forze Armate come forze di pace.
Viva l'Italia.