Borgo San Dalmazzo ha una storia lunga 24 secoli: secondo alcune fonti
- infatti- la presenza di un primo insediamento Celto-Ligure risale al 300
a.C.
Vi si insediarono dapprima i Liguri, i romani ne fecero un centro strategico
per il controllo dei commerci con la Gallia. Con il crollo dell'impero,
anche Borgo fu soggetta alle scorrerie barbariche; distrutta dai Saraceni
nell’XI secolo, i Benedettini ne restaurano l'Abbazia ed attorno ad essa
si sviluppò la nuova città.
Arrivarono poi gli Angioini, che la dominano fino alla fine del '300.
Il 6 agosto 1162 muore a Borgo San Dalmazzo, impegnato a contrastare il
tentativo di conquista della Provenza da parte di Federico Barbarossa, Ramon
Berenguer IV conte di Barcellona e padre del primo re d'Aragona e Catalonia
Alfonso II.
Nel 1423 il Signore della città, il conte Oddone di Ceva, dimora nell'antico
castello eretto sulla collina di Monserrato, distrutto poi dai Francesi.
Anche la torre civica viene danneggiata ma é fatta restaurare da Emanuele
Filiberto di Savoia, lo stesso che nel 1569 concesse poi l'istituzione delle
due Fiere: di San Giorgio e di San Dalmazzo (Fiera Fredda). I Savoia controllarono
la zona fino alla seconda guerra mondiale.
Oggi la città é un importante centro artigianale ed industriale posto all'incrocio
di tre valli, assai nota per la sua cucina a base di lumache.
Importante centro di passaggio per i collegamenti con le località della
vicina Riviera Ligure e della Costa Azzurra, raggiungibili in poco più di
un’ora, negli ultimi anni Borgo San Dalmazzo é diventata, sempre con maggior
successo, un rinomato centro fieristico. Nei rinnovati locali delle ex-industrie
Bertello é stato infatti allestito un ampio padiglione commerciale. Quattro
sono gli appuntamenti di maggior prestigio organizzati durante l'anno.
A marzo “Un borgo di cioccolato": manifestazione dedicata alla “golosità”.
Ad aprile il “Salone della montagna” e la “Fiera di San Giorgio": fiera
di primavera, sapori, odori, colori e gusti della primavera.
A settembre la “Fiera Alpi Marittime Mestieri": manifestazione dedicata
all'artigianato. A dicembre la 'Fiera Fredda": centenaria manifestazione
dedicata alla lumaca.
Lo
Stemma
Retta a Comune nel 1216, Borgo San Dalmazzo venne autorizzata ad usare un
proprio stemma con Regie Patenti di privilegio in data 20 ottobre 1668.
Il 16 maggio 1928, a seguito delle disposizioni legislative emanate in merito
all'uso degli stemmi da parte dei comuni italiani, il Podestà di Borgo San
Dalmazzo richiese al Ministero dell'Interno l'autorizzazione per l'uso del
blasone riportato su una pergamena risalente alla seconda metà del secolo
XVII, "sottratta in tempi remoti e mai più rinvenuta".
Soltanto nel 1992 il Segretariato Generale della Presidenza del Consiglio
dei Ministri, integrando e perfezionando la minuta della risposta del 23
maggio 1928 contenente "indicazioni generiche per il prosieguo della pratica",
consigliò l'avvio della procedura necessaria ad addivenire all'emanazione
di un decreto sostitutivo di quello contenuto nel fascicolo custodito presso
l'Archivio Centrale dello Stato, vista la particolare complessità dell'immagine
araldica in esso contenuta.
Con Decreto del 17 ottobre 1995 il Presidente della Repubblica Oscar Luigi
Scalfaro concesse l'autorizzazione all'uso dell'emblema così descritto:
d'azzurro, al San Dalmazzo, visto di tre quarti, con la testa in maestà,
con il viso, avambracci, mani, ginocchio, parte della gamba, di carnagione,
con lo stivaletto di cuoio al naturale, con la daga di argento al fianco,
con l'elmo di argento ornato dal pennacchio di rosso, con la corazza di
argento, caricata dalla croce mauriziana d'oro, con breve tunica di azzurro,
con il mantello di rosso, calcante il cavallo baio al naturale, imbrigliato
e gualdrappato di nero, passante sulla campagna d'oro, gli arti del cavallo
attraversanti, il Santo tenente con la mano destra l'asta posta in banda,
di nero, con il gagliardetto bifido di argento, caricato dalla crocetta
greca di rosso, sventolante a sinistra, e con la mano sinistra la briglia
del cavallo. Sotto lo scudo, su lista bifida e svolazzante d'oro, il motto,
in lettere maiuscole di nero, DEO DUCE VICTOR ERIS (*). Ornamenti esteriori
da Città.
(*) sotto la guida di Dio, vincerai.
Origine del nome del Comune
Fondata come oppidum romano tra il 14 a.C. ed il 14 d.C., la Città assunse
il nome di Pedona, divenuto poi Curtis nel 969, Sanctus Dalmatius nel 1098
e Burgus Sancti Dalmacii nel 1167; ciò in onore del Santo evangelizzatore
vissuto nella seconda metà del III secolo che svolse la sua azione missionaria
in età pre-costantiniana e fu venerato come Santo a seguito del martirio
avvenuto, secondo la tradizione, il 5 dicembre 254 proprio in prossimità
del borgo.
Il
Santo Patrono
La critica storica riconosce in san Daimazzo l'evangelizzatore locale di
Pedona, in un'epoca non facilmente determinabile. Dalmazzo fu un predicatore
laico, vissuto prima della costituzione della gerarchia ecclesiastica che
svolse la sua azione missionaria in età pre-costantiniana e fu venerato
come santo a seguito dei martirio avvenuto, secondo la tradizione, il 5
dicembre 254.
san Dalmazzo é rappresentato nell'emblema di Borgo in abiti da soldato con
la scritta: “Deo Duce Victor Eris”.
Cenni storici sulla chiesa e sulla cripta di San Dalmazzo
Secondo la tradizione dopo il martirio di san Dalmazzo (5 dicembre 254),
sul sepolcro del santo e dei suoi compagni, venne eretta una chiesa sepolcrale,
"la memoria", venerata con grande devozione dalle popolazioni vicine.
Tra 450 e il 480, San Valeriano, originario probabilmente di Pedona (questo
era il nome romano dell'attuale Borgo San Dalmazzo), divenne vescovo di
Cimiez (Nizza), e fece costruire un’”aula basilicale" (che da allora prese
il suo nome) che inglobava la "cella memoriae", incrementando così maggiormente
il culto per san Dalmazzo e i suoi compagni.
Nel VII secolo, sotto il regno dei Longobardi, si ebbe un ampliamento dell'aula
Valeriana e una risistemazione della "cripta", che presenta tutt'oggi elementi
architettonici tipici longobardi, alcuni dei quali conservati nel museo
di Cuneo. La vita monastica fiori con l'ordine benedettino che organizzò
a Pedona una grande Abbazia.
Dopo un periodo di devastazione dovuto alle invasioni dei saraceni (sec.
X), i monaci benedettini ricostruirono l'Abbazia, su una grande pianta di
cinque navate. La struttura della chiesa attuale é quella romanica del secolo
XI, che è possibile ritrovare in larga parte intatta come dimostra la facciata
tornata alla luce nel 1982.
Le aggiunte delle varie epoche sono evidenti all'interno.
La chiesa, quale culla del cristianesimo nella zona Sud Piemonte e Alpi
Marittime, é importante da visitare sia dal punto di vista architettonico
che storico-artistico.
Un percorso archeologico di grande interesse
Borgo San Dalmazzo, posto all’imboccatura delle Valli Gesso, Vermenagna
e Stura, sulla antiche strade in direzione della Liguria e della Francia
conserva nel centro dell’attuale centro abitato moderno tracce del villaggio
medievale nato intorno all’Abbazia benedettina di san Dalmazzo di Pedona.
Dell’antico monastero rimane la splendida chiesa romanica rivestita in epoca
barocca di stucchi, dipinti e ori. All’interno della Chiesa il visitatore
può oggi, grazie ad un articolato percorso
archeologico e ad un piccolo museo
ripercorrere
20 secoli di storia. Dalla Pedona romana con alcune tombe della sua necropoli,
alla Chiesa paleocristiana costruita su una sepoltura divenuta oggetto di
particolare venerazione, quella del martire Dalmazzo. La nascita e lo sviluppo
di una abbazia benedettina a partire dall’VIII secolo hanno lasciato tracce
significative nelle murature delle Chiese che si sono susseguite nei secoli.
L’accrescersi dell’importanza di questo santuario cristiano a cui accorrevano
folle di fedeli culminò in un ampliamento della chiesa che già nell’XI –
XII secolo è a cinque navate con una splendida Cripta ora completamente
restaurata. Alla facciata venne giustapposto un atrio monumentale, spazio
per accogliere i pellegrini ed anche spazio sepolcrale privilegiato. Tracce
di questo atrio sono visibili e indicate sull’attuale sagrato della chiesa.
Alla fine del ‘600 la chiesa romanica viene rivestita di stucchi e dipinti
ora completamente restaurati, la facciata romanica sopraelevata con un fastigio
barocco che tuttora sovrasta l’antica facciata in pietre riportata a vista
negli anni ‘80
L’ interno barocco custodisce nelle 12 Cappelle laterali piccoli gioielli
di famiglie nobili, di Antiche Confraternite. L’intero edificio è stato
restaurato a partire dal 1995. dopo 10 anni di intenso lavoro l’intero edificio
torna a splendere nella sua ricchezza di storia e di fede. Dall’alto della
collina getta uno sguardo sulla cittadina il caratteristico Santuario della
Madonna di Monserrato. Di lassù lo sguardo abbraccia la pianura sottostante
in uno spettacolo, soprattutto alla sera, di rara bellezza.